Il presidio Slow Food: ape nera sicula
Una specie autoctona per un miele unico
Dal 2008 la mia apicoltura è uno dei 201 Presidi Italiani, in quanto attualmente sono l’unico ad allevare ed a poter riprodurre in purezza api sicule.
Non è vero che tutte le api sono gialle e nere. La livrea che normalmente associamo all’ape è in realtà tipica della ape ligustica, l’ape più diffusa in Italia, tanto da essere definita anche ape italiana. Esistono api scure, grigie o anche nerissime, proprio in Italia, simili morfologicamente alle api nere africane (dalle quali differiscono però per la minore aggressività): le quali nel dna hanno un miotipo genetico africano. L’ape nera sicula (Apis mellifera siciliana) ha l’addome scurissimo e una peluria giallastra e le ali sono più piccole.
L’ape nera sicula: storia, caratteristiche e conservazione di una razza unica
Ha popolato per millenni la Sicilia e poi è stata abbandonata negli anni ’70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (le casse a forma di parallelepipedo usate come arnie) e iniziarono a importare api ligustiche dal nord Italia. L’ape sicula rischiò in quegli anni la totale estinzione, evitata grazie agli studi e alle ricerche di un entomologo siciliano, Pietro Genduso, che la studiò per anni dopo la classificazione avvenuta ad opera di Montagano nel 1911. Genduso mi trasmise questa passione tuttora unico l’allevatore di api regine sicule pure iscritto al registro nazionale. Gli ultimi bugni di api nere sicule furono da me ritrovati in un baglio di Carini dove un vecchio massaro apicoltore produceva miele con quel sistema antico. I bugni contenevano alcune famiglie di api che, dopo aver deciso di praticare l’apicoltura professionale, conservai in isolamento sulle isole di Vulcano e Filicudi. È molto docile, tanto che non servono maschere nelle operazioni di smielatura, è molto produttiva – anche a temperature elevate, oltre i 40° quando le altre api si bloccano – e sopporta bene gli sbalzi di temperatura. Caratteristiche molto importanti per la produzioni in aree dal clima molto caldo. La nera sicula inoltre sviluppa precocemente la covata, tra dicembre e gennaio, evitando quindi sulla costa il blocco della covata invernale, nelle zone fredde del centro Sicilia va in blocco di covata come le altre sottospecie di api essa consuma meno miele delle altre api.
Dal fiore al vasetto: il metodo di conservazione a freddo del miele
Bisogna sapere, sia ben chiaro, che più sono alte le temperature più il miele si deteriora in tutte le sue componenti naturali, perciò ormai da anni, l’apicoltura Amodeo, (dato che all’interno dell’alveare la temperatura media è di circa 35°, temperatura alla quale la freschezza del miele, HMF, si dimezza in poco più di due mesi), estrae dagli apiari i melari ad ogni controllo, circa ogni 10 giorni, anziché ogni 40 giorni (tempo della durata media della fioritura tipo). Il miele una volta in magazzino dopo due giorni di deumidificazione a 33° viene centrifugato a freddo per estrarlo dai melari e dopo quindici giorni circa di decantazione, viene invasettato e deposto in cella frigo alla temperatura di 4/6 gradi (temperatura alla quale il grado d’invecchiamento è pressoché nullo) e li rimane fino alla fase di etichettatura e conseguente vendita. In questo modo il consumatore troverà sullo scaffale, un miele che è piena espressione della fioritura bottinata e del territorio che la ha generata. “La casa del miele” come si può vedere dalla foto, è alimentata da pannelli fotovoltaici cosicché ad un vantaggio per il palato e la salute del consumatore, non segue un aggravio per la natura, in quanto, l’impianto fotovoltaico è in grado d’alimentare oltre alla grande cella frigorifero anche l’intera attività di magazzino.